La festa comincia alle nove. Menù tropicale tutto vegetale. Bianchi friulani, rossi friulan-toscani, champagne francese. Dolci brasiliani e cachassa. Una trentina di persone per chiacchierare e divertirsi prima che le feste portino ognuno di noi da qualche altra parte. Il camaleonte
Fino a oggi avevo sempre associato l’handicap agli esseri umani. Esseri umani sfortunati rispetto ad altri. Gente a cui nessuno ha mai chiesto dal balcone “Ehi, ti diverti un mondo, vero?”. Fosse anche per paura di offenderli. O gente che magari si diverte un mondo e resta offesa proprio perché nessuno gliel’ha mai chiesto dal balcone.
Sapevo dell’esistenza di cani che hanno perso l’uso delle zampe e a cui vengono applicati delle specie di skateboard. E che si trascinano avanti spingendo con le zampe anteriori. Ma non ci ho mai fatto caso.
Un’amica, che gestisce un ristorante odoroso e che ha sposato un tipo pieno di grana, ha invece un cane zoppo. Zoppo per tre zampe su quattro. Si chiama Sissi, come l’imperatrice, ed è incontinente. Si trascina da mattina a sera sull’unico arto che va, sfoggiando un enorme pannolone bianco sul culo. Nemmeno a questo, però, avevo fatto – forse unico fra i clienti del ristorante – troppo caso.
Ieri invece ho incontrato Ktetis, un camaleonte verde di due anni, nato senza la lingua.
I camaleonti, già di loro, sono sordi e non hanno orecchie per cui non sono capaci di udire suoni, almeno quelli trasportati dalle vibrazioni dell'aria, come una scorreggia per intenderci. Sono lentissimi, sarebbero in grado di essere schiacciati da mia nonna mentre attraversa la strada. Per compensare a questa lentezza il dio dei camaleonti ha donato loro una lingua incredibilmente lunga (come quello dei froci ha donato a un mio amico un certo tipo di uccello), talvolta più lunga del loro stesso corpo.
I camaleonti (ma anche il mio amico) sono in grado di estrofletterla molto velocemente.
In un certo senso la velocità con cui i camaleonti possono "lanciare" la lingua controbilancia la loro generale lentezza nei movimenti (anche qui mi torna in mente il mio amico).
Mentre tutti gli altri rettili suoi simili verdi allungavano la lingua per catturare i grilli da mezzo metro di distanza, lui non poteva farlo perché la lingua non ce l’aveva. Per un camaleonte, ho pensato, non avere la lingua è come per un essere umano essere sprovvisto di entrambe le braccia.
Nemmeno. E’ peggio.
Un uomo senza le braccia può arrangiarsi a mangiare. Non sarà bello da vedere. Il camaleonte non può farlo, perché mangia solo grilli vivi. E, come sa chi ha tentato di seguirne il canto nei prati di notte per catturarli ed esibirli come trofeo alle amiche dopo il pic-nic (questo fino all’età in cui di notte nei prati con le amiche i grilli diventate voi), prendere un grillo vivo è diffile quanto cagare diritto in un vespasiano.
E’ qui che entra in scena Enrico, allevatore di camaleonti che non cattura più animali da 29 anni e che li fa nascere in cattività per preservarne la specie. E’ lui che da due anni lo sta nutrendo. L’ha fatto anche ieri.
Il camaleonte è sano, è forte ed è uno dei più belli che ho visto.
Giorno e notte aspetta Enrico.
Quando ha aperto il terrario lui gli si è avvicinato e ha spalancato la bocca. La lingua non c’era. Enrico ha preso un grillo vivo dal cesto e lo ha imboccato.
Per quel camaleonte è normale non avere la lingua.
Per quel camaleonte è normale avere Enrico.
Per quel camaleonte i grilli ti cascano in bocca.
Per gli altri camaleonti quello potrebbe sembrare un camaleonte fortunato.
A tavola
Sono andato a cena a Spessa in un agriturismo dimenticato da dio gestito da una ottantenne pluridecorata campionessa di moto-rally.
Un vecchietto fissa il caminetto acceso e le dice in friulano:
"Siorute, mi par ca nol tire tant ben il camìn"
(“Signor-ina-etta, mi pare che non tiri tanto bene il camino”)
La vecchia toccandosi sotto:
"Siorùt, al tiràs il so cussì"
(“Signor-etto, tirasse il suo così!”)La scommessa di Mac o il ritorno
Omaggio a 30Marlboro
Era il 5 gennaio 2005 quando, postato l'acquisto di una lampada da tavolo, scelsi di andarmene a svernare fuori. La ragione? Le critiche, a volte dure, che mi erano giunte nel blog sull’ipotesi scientifica che Harry Potter fosse un giovane frocio. Critiche che mi avevano steso, genuflesso alla ricerca della fede perduta dei mei avi. Partimmo in tre: io, il mio pappagallo Iris e un certo Mc Gregor che non ho capito bene chi fosse ma che viaggiò per mesi al nostro fianco senza mai rivolgerci la parola.
Un giorno, nel torrido della Cuba di Castro, dopo mesi di afa e sorvoli di blatte giganti che risalivano le condutture del cesso del nostro albergo come mostruosi rocciatori, Mc Gregor si procurò una buffa statua di gesso e mi disse che prevedeva il futuro. Erano i primi segni della demenza, pensai, tuttavia Iris ed io restammo (e lo siamo tuttora) lontani dal credere che quel vecchio potesse crepare prima di noi.
L’hotel National guardava l’oceano Atlantico con la maestosa boria dei poveri e cominciavo a rendermi conto che mi mancava da matti il forno a microonde di mamma, la carne in scatola, una televisione che parlasse come parlavo io, e mi mancavano pure i biscotti che i miei mi negavano ma riuscivo sempre a occultare.
A Cuba c’era sempre stato il sole, come nei film porno, quando Mc Gregor, calmo di fronte alle tette nere che marciavano a pochi metri da noi, afferrò un talismano dal cumulo di roba vecchia di un piccolo bazar. Cambiò volto appena gli venne comunicato il prezzo. Era uno scozzese e tirava sulla lira.
Quando si riebbe rigirò l’oggetto tra le dita per cercargli un difetto che ne demolisse il valore, non lo trovò e trattò da commerciante qual era. Consegnò centoventi dollari, tanti come non aveva mai fatto, a un mercante negro che ghignava verso di noi certo di avere abbindolato il vecchio da vero sudamericano.
«Hasta luego, Mc Gregor, esta estatua se llama Affa Taffa», disse il cubano contando i quattrini e mostrando denti posticci, «Los puros, acuérdate de los puros, amigo».
«No fumaremos yamas puros, sòlo cigarrillos nuestros», rispose lui parlando per la prima volta in undici mesi.
Rimasi di sasso. Dopo aver indicato Affa Taffa, la piccola statua di gesso, si placò e si rivolse a me. Fu a quel punto che Mc Gregor mi consegnò l’oggetto e mi rivelò tutto: di essere un ispettore delle imposte, che aveva perso alcune scommesse. Una di queste gli imponeva il silenzio fino al varo della manovra fiscale, una seconda di prendere un pacco da un mercante cubano, la terza di regalare un talismano a una giovane checca incontrata per caso a Fiumicino. Così, mi disse, ho esaurito il mio gioco.
La cosa non mi piacque affatto.
Tanto che decisi, su due piedi, di tornarmene a casa e riprendere le vecchie abitudini.
La lampada del cretino
Ho comprato una lampada. Spenta non si vede, accesa cambia colore. In pratica non ho comprato alcuna lampada.
Le feste di resurrezione
C’è gente che per portare l’immondizia a 100 metri da casa prende la macchina, che non cucina nemmeno sotto minaccia di una semiautomatica, che non ha mai preso l’autobus in vita sua e rifugge le domeniche ecologiche come un virus letale. Ebbene, perché questi signori a Pasquetta si trasformano in maestri del barbecue e fanno rotolare uova sode dalle colline?
C’è sempre un uomo che, improvviso come un sms, entra nella tua vita e spalanca le porte che da anni erano sprangate. Nel caso di Harry Potter, il giovane mago gay partorito dalla fantasia di J.K. Rowling quell’uomo è piuttosto peloso: Hagrid, una specie di orso da festino leather.
Un po’ tòcco, forse, ma decisamente leale.
Chiariamo un punto: Hagrid sembra in tutto e per tutto un etero. Ed è questa la sua arma viscida: sa che i gay alle prime armi si innamorano (per anni accade) sempre di un etero. Solo dopo pianti e sofferenze, appuntamenti presi dopo settimane di discorsi pesati parola su parola (salvo poi ritrovarsi alla festa di classe dell’amico che, avevate frainteso, non ha mai nemmeno per un istante pensato di uscire da solo con voi) capiscono che è meglio darsi in pasto alle checche. E che sia finita.
Ho divagato.
L’esperienza di Harry nasce tra il pelo irsuto e la virilità. Il suo modello di maschio (macho), morto il padre, è un “pelosone” da rivista biker, vive nel profondo di una foresta incantata e alleva animali misteriosi. Salva vite e – come l’eroe di un romanzo, qual è – cela un passato torbido. Nasconde un segreto, custodisce ricordi reconditi.
Per questo, Hagrid è stato punito per una colpa non sua, ha un fascino che può attrarre i giovanotti e inesperti maghi, come Potter, alle prese con il primo e ancora ingenuo eros.
Eppure, a leggere tra le righe, Harry si abitua subito alla compagnia maschile. Quando arriva a Londra per comprare la prima bacchetta ed entrare alla Gringott, tutti lo guardano. Lo scrutano. Lo temono. Il pelosone gli racconta allora la storia dei genitori morti, della cicatrice, in due parole lo irretisce. Lo porta con sé dietro una parete di mattoni magica che fa le stesse piroette del cubo magico, lo soddisfa in tutti i suoi desideri. Anche gli gnomi della banca nicchiano quando Hagrid vuole le chiavi della cassaforte. Ma, di fronte all’offerta in danaro, tacciono e inghiottono la verità.
San Francisco, stop alle nozze
La Corte Suprema della California ha ordinato al sindaco di San Francisco Gavin Newsom di sospendere immediatamente i matrimoni omosessuali, ma non si è ancora pronunciata sulla loro legalità. La decisione rappresenta un vittoria, ma solo a metà, per i gruppi conservatori che si oppongono ai matrimoni gay, perché quelli già celebrati finora - oltre 3.700 dal 12 febbraio scorso - non sono stati per il momento annullati. Il massimo tribunale della California si è pronunciato, tra l’altro, su richiesta del Guardiasigilli dello Stato, Bill Lockyer, un democratico. Lockyer, spinto dal governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger, aveva sporto denuncia contro la città di San Francisco perchè la legge in vigore nello Stato considera il matrimonio un’unione esclusivamente tra un uomo e una donna. Il sindaco di San Francisco considera invece la legge incostituzionale, perché la Costituzione dello Stato impedisce qualsiasi discriminazione. Sia Lockyer che Schwarzenegger si sono detti comunque pronti a studiare una nuova legge, non essendo contrari per principio ai matrimoni fra gay o lesbiche, o almeno alle unioni di carattere civile che garantiscono gli stessi diritti delle coppie sposate.
Uomini e donne
Su 50 colleghi, siamo stati in due a presentarci con le mimose... un gay e un padre di tantissimi figli... estremi che si toccano evidentemente
La Grande Mela rosa
Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, magnate mondiale dell'editoria, ha detto oggi che le coppie etero e gay hanno gli stessi diritti. Bloomberg continuerà ad applicare le leggi dello Stato di New York, ma crede che non si debba discriminare nessuno. Il sindaco della Grande Mela auspica anche che la legge sui matrimoni dello Stato di New York venga modificata per autorizzare le unioni omosessuali. Le prime indiscrezioni sulla posizione di Bloomberg erano emerse a una cena di raccolta fondi organizzata dalla National Lesbian and Gay Journalists Association. Secondo il vicepresidente dell'Associazione, Eric Hegedus, Bloomberg il sindaco aveva detto «penso che la legge debba essere cambiata».
Il discorso della macchina nuova
Dopo tre mesi di attesa sono andato a ritirare la mia nuova macchinina. Stavo già per salire orgoglioso, quando dal settore commerciale sento un grido: “No, non salga. Viene il signor Tal dei Tali che le deve spiegare tutto. Sa, per la consegna….”. Chiudo la porta. Chissà cosa mi spiegherà, penso tra me, contento di questa piccola celebrazione. Passa un minuto spaccato e mi si presenta un signore sulla cinquantina, senza capelli, sporgente e tarchiato, con cravatta a fiori slacciata e mi accoglie con queste parole: “Buon giorno – tirando su il sopracciglio destro - scusi sa se sono arrivato un po’ tardi. No, qui si entra nel discorso di fare le consegne, che certe volte ci sono due in meno e ci mettiamo un po’ di tempo di più. No, qui si entra nel discorso che i clienti non dovrebbero mai aspettare, ma venga venga”. Il discorso? Penso io. Quale discorso? Mah.
Lui si gira e mi guarda, alza il sopracciglio destro, e attacca, indicando l’auto: “Eccoci. No, qui si entra nel discorso che l’auto è pronta”…
Si avvicina e comincia la sua lezione di meccanica… e di intercalare
La portiera. No, qui si entra nel discorso che si sale di qua. Si chiude e poi, se la lascia aperta, dopo 30 secondi lei si chiude da sola. Per sicurezza, qui si entra nel discorso che anche se va a dieci chilometri all’ora si chiude la porta. Vede lì, lì c’è il climatizzatore.
Il climatizzatore. No, qui si entra nel discorso del caldo e del freddo… col tempo, no?
Allora, se è caldo si mette qui e si preme sul tasto là. Se è freddo viceversa, perché si entra nel discorso che lui ha la memoria per ricordarsi. Se piove, si entra nel discorso che i tergicristalli partono da soli. Ma se vuole lei no, li deve mettere che si entra nel discorso che è anche manuale.
Metta le mani sul volante.
Il volante. No, qui si entra nel discorso del girare, che ci sono i comandi della radio se non vuole uscire di strada. Io: non vorrei. No, qui si entra nel discorso che dico per dire, che c’è più attenzione e ha gli airbag laterali se vuole. Col servosterzo, nelle curve strette o larghe. Ecco, qui si entra nel discorso che lui distingue da solo e cambia. Poi lei accelera e lui sa se deve girare più o meno le ruote, e poi c’è questo tasto.
Il limitatore di velocità. No, qui si entra nel discorso che se superi il limite, lui fischia. Io: lui chi? L’avvisatore che lampeggia, perché si entra nel discorso che certe volte, no, quando si corre per strada non si sta mica attenti che si va oltre il limite. Allora si schiaccia qui e lui memorizza, che c’è una centralina nel motore che gliela faccio vedere.
Il motore. No, qui si entra nel discorso dell’acqua e dell’olio. Che sono lì. Si svita, poi si mette dentro l’acqua ma non ha bisogno che tanto la fa vedere a noi ogni tanto. Dopo 2400 chilometri, qui si entra nel discorso della prima verifica. Poi si va avanti per 24 mila tranquilli. Che se vuole fare un viaggio ha un bel bagagliaio…
Il bagagliaio. No, esca fuori verso l’uscita che lo apriamo, che qui si entra nel discorso che se c’è roba da mettere dentro, si apre qui. Poi si mette dentro e si chiude. Vede, così. Beh, qualunque cosa mi telefoni, se ci sono problemi siamo sempre qui. Ma vedrà che tutto è a posto. La saluto, grazie.
Ho un problema che si chiama Rai
Ho un problema con la Rai che sta in questi termini. La premiata ditta vuole 176,90 euro di canone per un televisore che non ho. Nella minacciosa busta con la quale, a cadenza quindicinale, mi tiene il fiato sul collo, una tale dirigente di tal altro ufficio di viale Mazzini nell'Urbe fa riferimento a un sito internet che, in realtà, è un micidiale trappolone. Se clicchi dove ti indicano convinto di poterti finalmente spiegare, magari scrivendo due righe alla bella Annunziata, in realtà ti abboni a vita. E puntuale come una tassa ti arriva il bollettino che, fino a quel momento hai abilmente schivato. Se, al contrario, perseveri nella tua protesta… due loschi figuri vestiti da marocchino vengono da Torino con una specie di contatore Geiger e ti mettono sottosopra la casa. Leninamente, che fare?
Potrò chiamarmi come voglio, o no?
Una categoria da discriminare sono gli etero che difendono i gay senza sapere di cosa parlano. E che ti dicono "dì così, non dire colà", come se i gay fossero loro e non tu. Roba da matti!
No invece, loro ti insegnano come devi chiamare i tuoi amici, cosa devi fare, sanno tutto. Poi scopri che non leggono i post e prendono fischi per fiaschi. Beh, vadano a farselo mettere e poi, se gli piace, scrivano un bel pensierino per la maestra.
Ole ha stravinto, Amburgo applaude
Da sunnyboy blasonato a borgomastro record. Ole von Beust, il premier cristiano democratico di Amburgo ha incassato oggi alle regionali nel Land ben due primati: un risultato (47%) che gli consente di dare vita a un governo monocolore Cdu, e il più forte aumento (20%) mai registraro da un partito in una elezione in Germania. Per il 48enne politico amburghese, da quasi tre anni premier, è l'apice della sua carriera. Applomb distaccato, voce calma e blasè, vestiti su misura, il barone Carl Friedrich Arp Freiherr von Beust, questo il nome completo, è un fuori classe nella politica in Germania. Il von certifica il suo pedigree artistocratico, ma ad Amburgo tutti lo chiamo Ole. Anche nello stile e nel linguaggio, von Beust si distingue da tutti i suoi colleghi. «La mia felicità non dipende certo dall'incarico politico», diceva fino a oggi. Adesso forse, con un risultato del genere, senza eguali nella storia del dopoguerra tedesco, la sua ambizione politica si rafforzerà conferendogli anche tutti i titoli per ambizioni federali.La sua aria di nordico biondo di buona famiglia, e i suoi modi per bene gli sono valsi la qualifica di sunnyboy, o anche Champagnerbuergemeister (borgomastro dello champagne) che preferisce dirigere lo sguardo sulle belle cose della vita piuttosto che sulle volgarità del quotidiano. Il premier «più pigro» della storia del Land, lo hanno definito giorni fa i giovani socialdemocratici attirandosi la sua stizza: per ripicca, su due piedi, von Beust aveva cancellato il duello televisivo con lo sfidante Spd Thomas Mirow, facendo sapere di non essere disposto a scendere a questo livello. Forse un errore fatale per la Spd alla luce della disfatta di oggi. Con la stessa nonchalanche von Beust porta anche la sua omosessualità venuta alla luce a seguito di un ricatto dell’ex alleato di governo, il giudice Roland Schill sbaragliato oggi al voto. Von Beust non si era piegato alle sue minacce, lo aveva licenziato e sottolineato anche di non intendere dichiarare ai quattro venti le sue preferenze sessuali. Poco dopo lo scandalo, che culminava in una crisi di governo e la decisone del premier di indire elezioni anticipate, ci pensava il vecchio padre a fare chiarezza sulla sua omosessualità dichiarando che sin da piccolo, Ole, preferiva i pantaloncini alle gonnelle. Il premier reagiva con sorpresa alle rivelazioni del padre ma anche con rilassatezza: la sua omosessualità non la nega e non la ostenta ma non la usa certo come bandiera politica.
Marcinelle, si apre il processo del secolo...
Comincia il processo al mostro di Marcinelle, che servirà – speriamo – a consacrare alla giustizia uno dei più grandi criminali del secolo ma forse anche contribuirà a distogliere l’attenzione dei mass media da tanti altri fatti simili, meno popolari, meno struggenti, meno famosi ma altrettanto (se non di più) maledettamente gravi. Fatti che il più delle volte rimangano nascosti alla gente e alla legge.
I dubbi sui complici “in alto”
La Corte di assise di Arlon da domani sarà chiamata a giudicare Marc Dutroux sulla base di un dossier 500 mila pagine per le accuse di rapimento, sequestro e violenza di sei ragazzine, quattro delle quali ritrovate morte nel 1996 in abitazioni di sua proprietà. Una domanda, in particolare, continua a far discutere l’opinione pubblica: Dutroux ha agito da solo, sia pure aiutato da qualche complice, oppure per conto di una rete di prostituzione e di pedofilia e con alcune coperture «in alto»? Una tesi inquietante quest'ultima che, tuttavia, non ha trovato conferma nelle indagini condotte dalla magistratura. Su questo come su altri dubbi, che tendono ad evidenziare «zone d'ombra» nel dossier alla base del processo, si annunciano mesi di dibattito nel palazzo di giustizia di Arlon, la cittadina al confine con il Lussemburgo, ora alle prese con rigide misure di sicurezza.
I mass media
Sono oltre 300 i poliziotti mobilitati per formare un cordone di protezione su quello che per il Belgio è il «processo del secolo», al quale assisteranno più di 1.300 giornalisti di oltre 250 testate.
Il Belgio vuole la sua morte
Con Dutroux, che rischia il carcere a vita - e che, secondo un recente sondaggio, il 66% dei belgi vorrebbe vedere condannato a morte - sul banco degli imputati ci saranno la ex moglie, Michelle Martin, che oggi ha 44 anni, accusata di aver preso parte ai sequestri; Michel Lelievre, 32 anni, conosciuto come tossicodipendente, e Michel Nihoul, 62 anni. Quest'ultimo, alle spalle una serie di condanne per truffa, è considerato un personaggio chiave del processo. È lui, secondo alcune ipotesi, che potrebbe aver messo in contatto Marc Dutroux con una rete di pedofili.
Il processo
Dopo le prime due giornate, destinate alla costituzione della giuria popolare (12 membri effettivi ed altrettanti supplenti estratti a sorte da 180 convocati) e alla lettura dell'atto di accusa del pubblico ministero di 56 pagine, il processo dovrebbe entrare nel vivo da mercoledì, quando saranno interrogati Dutroux e gli altri tre coimputati. L'audizione della lunga serie dei testimoni, circa 500,
comincerà invece giovedì per poi proseguire nelle settimane successive. Quattro le udienze fissate per ogni settimana - dal lunedì al giovedì - per arrivare alla sentenza, attesa, secondo alcune fonti giudiziarie, non prima di maggio.
Le vittime
I genitori di Julie Lejeune e Melissa Russo, le bambine di 8 anni i cui corpi straziati furono ritrovati sotterrati a Sars-la Buissiere, non saranno ad Arlon, dopo aver criticato il lavoro svolto dagli investigatori. Ci saranno invece i genitori delle altre due vittime del mostro - An Marchal e Eefje
Lambrecks di 17 e 19 anni - che dicono invece di avere ancora fiducia nella giustizia.
Le sopravvissute
Sabine Dardenne e Laetitia Delhez, sopravvissute agli orrori e liberate dalla polizia dopo l'arresto del loro torturatore nell'agosto 1996, oggi hanno rispettivamente 20 e 22 anni. Le due ragazze affrontano il processo in modo diametralmente opposto. Laetitia, che dovrebbe essere ascoltata nella settimana di Pasqua, dice di non sentirsi pronta ad affrontare «il suo carnefice». Sabine invece, in un'intervista televisiva, spiega: «Voglio guardare Dutroux negli occhi e dimostragli che, nonostante quello che ho subito, non sono diventata pazza». Chissà quale sarà la sua reazione quando comparirà davanti ai giudici il 1 aprile prossimo.
VITTORIA!!!
Con uno smacco ai conservatori, la Corte Suprema della California ha rifiutato di mettere uno stop ai matrimoni di coppie gay e lesbiche a San Francisco e di annullare la validità di quelli già celebrati. Come se non bastasse, dalla parte opposta degli Usa, nello stato di New York, l'assessore alla giustizia Eliot Spitzer, un democratico, ha respinto una richiesta del governatore repubblicano, George Pataki, di chiedere al tribunale un'ingiunzione contro la concessione di certificati alle coppie omosessuali a New Paltz. Nella città, il sindaco verde ha deciso di seguire l'esempio del collega di San Francisco e ha cominciato anche lui ad autorizzare le nozze gay.
Sondaggio sabotato
Un minidotato di nome ZIO ANTONIO è entrato nel blog e con un’orda di minidotati amici suoi ha sabotato il sondaggio Harry Potter è frocio (sarebbe come sabotare il sondaggio Michael Jackson è pedofilo, comunque sia). Dall’Ip che ha lasciato sul programma, entro pochi giorni saremo in grado di fare nome e cognome del sabotatore. Nel frattempo, si invita i blogger sani che passano di qui a votare senza tenere conto delle percentuali bulgare attualmente espresse. Si invia un affettuoso saluto alla Bulgaria per l’indebito e continuato utilizzo della sua forma aggettivale per circoscrivere questioni di basso profilo politico. Per costruirsi una certa competenza sulla materia del sondaggio si invita a leggere le trattazioni in calce. Grazie.